
Raccontare MArteLive da queste pagine significa inevitabilmente aprire una cartella della memoria che, almeno per noi di Satyrnet, contiene parecchi file impossibili da archiviare definitivamente. Erano gli anni universitari, Internet aveva ancora il sapore un po’ anarchico dei forum, dei portali costruiti quasi artigianalmente e delle community che diventavano reali appena qualcuno trovava uno spazio dove incontrarsi; Satyrnet collaborò per anni con orgoglio a MArteLive e quella contaminazione fra musica, fumetto, performance, immagine, sperimentazione e persone con passioni apparentemente lontanissime aiutò anche la community nerd romana a muovere i suoi primi timidi passi fuori dalla dimensione strettamente digitale. Oggi cosplay, gaming, fumetto, arte performativa, club culture e creatività digitale convivono con una naturalezza quasi scontata. All’epoca non lo era affatto. Guardare quindi alla Biennale MArteLive 2026, in programma dall’1 all’11 ottobre, produce uno strano effetto da salto temporale: riconosci la stessa idea originaria, ma la ritrovi cresciuta, ramificata, mutata insieme alla città e a un pubblico che nel frattempo ha imparato a vivere la cultura molto più come esperienza che come semplice spettacolo. MArteLive nasce nel 2001 e oggi rivendica venticinque anni di attività, sedici linguaggi artistici e una struttura ormai trasformata in ecosistema culturale permanente.
La parte che continua ad affascinarmi maggiormente sta infatti in un’intuizione che oggi chiameremmo tranquillamente experience design, mentre venticinque anni fa suonava quasi come una piccola eresia organizzativa: togliere allo spettatore la comodità della platea, impedirgli metaforicamente di restare fermo davanti a un unico contenuto e costringerlo a costruire il proprio percorso. Lo Spettacolo Totale, storico format ideato da Peppe Casa, torna dall’1 al 3 ottobre al Lanificio 159 di Roma con le finali nazionali del Concorso MArteLive e sedici discipline che occupano contemporaneamente gli spazi. Musica, cinema, teatro, danza, fotografia, pittura, illustrazione, videoarte, letteratura, moda, artigianato, street art, circo contemporaneo e gli altri linguaggi del concorso finiscono per comportarsi un po’ come le quest di un enorme videogame culturale: sai dove entri, molto meno dove finirai mezz’ora dopo. Il comunicato dell’edizione 2026 parla di oltre 1.500 candidature e più di 300 artisti under 35 selezionati dopo un percorso durato due anni, mentre il sito ufficiale conferma la formula delle sedici sezioni e delle tre serate al Lanificio.
Questa volta il titolo scelto, Rigenerazione, possiede anche una coerenza piuttosto interessante con la storia del progetto. MArteLive è sopravvissuto a un quarto di secolo durante il quale sono cambiati il modo di produrre cultura, il rapporto fra artista e pubblico, i social network, la musica, i festival e perfino la nostra soglia di attenzione. Eppure continua a fondarsi su quella simultaneità quasi ostinatamente analogica dello stare fisicamente insieme mentre accadono molte cose nello stesso momento. Una dinamica che chi frequenta convention nerd conosce bene: il piacere non deriva soltanto da ciò che avevi programmato di vedere, ma da ciò che incontri deviando dal percorso. Magari stai andando verso un concerto e finisci davanti a un live painting; cerchi una performance teatrale e intercetti un cortometraggio; attraversi una sala pensando di usarla come scorciatoia e perdi venti minuti davanti a qualcosa di cui, fino a cinque minuti prima, ignoravi completamente l’esistenza. Quella serendipità resta una delle qualità più difficili da progettare negli eventi e MArteLive, con tutti i rischi inevitabili di un format tanto stratificato, continua a costruirci sopra la propria identità.
Anche la line-up musicale racconta bene questa volontà di evitare recinti troppo comodi. Fra gli ospiti annunciati per Lo Spettacolo Totale 2026 figurano SBTRKT, Shigeto, Niños Du Brasil, Whitemary, Opus Kink, Satantango, Fresh Mula, Delicatoni, Zara Colombo e Umarell, attraversando elettronica, post-punk, jazz, club culture, contaminazioni brasiliane, alternative rock e territori decisamente meno facili da etichettare. Il 2 ottobre, per esempio, la serata mette nello stesso ecosistema SBTRKT, Shigeto, Niños Du Brasil e Whitemary, mentre intorno continuano a svolgersi le finali delle altre discipline: non un concerto con qualche attività collaterale, insomma, ma un sistema di spettacoli simultanei nel quale la musica rappresenta soltanto uno dei possibili ingressi.
Pochi metri più in là cambia invece completamente la grammatica dell’esperienza. IMMERSIVA, ospitata dall’1 al 3 ottobre all’Atelier Montez, lavora su suono, immagini, luce e percezione cercando di scardinare l’idea frontale del concerto. Artista e pubblico condividono lo spazio, la performance diventa qualcosa da attraversare fisicamente e la componente visiva, affidata per il secondo anno al collettivo Blivet, dialoga con i live invece di limitarsi a fare da fondale. Fra i protagonisti troviamo Francesca Palamidessi, Alessandro Baris, Abul Mogard, re_derma, Romare, Atabasca e soprattutto Immersion, il progetto di Colin Newman dei Wire e Malka Spigel dei Minimal Compact, atteso il 3 ottobre. Il loro arrivo possiede quasi una perfezione semantica involontaria: un duo chiamato Immersion dentro un format chiamato Immersiva sembra il tipo di Easter egg che uno sceneggiatore avrebbe giudicato persino troppo evidente. La presenza di Newman e Spigel assume però un peso ulteriore perché porta dentro questa ricerca contemporanea decenni di cultura indipendente, post-punk ed elettronica; il loro progetto è attivo dagli anni Novanta e nel settembre 2026 ha pubblicato What Is Lost Will Return.
Forse la relazione più interessante con la cultura nerd passa proprio da qui, senza bisogno di piazzare action figure sul palco o trasformare artificialmente MArteLive in qualcosa che non è. Le community geek hanno imparato molto presto che un pubblico non vuole necessariamente limitarsi a consumare contenuti: vuole abitarli, discuterli, modificarli, interpretarli, indossarli, incontrare altre persone attraverso di essi. Cosplay, fan art, convention, gioco di ruolo e fandom digitali nascono dalla stessa esigenza di partecipazione. Ripensando agli anni in cui Satyrnet collaborava con MArteLive, mentre provavamo anche noi a dare una casa a una scena nerd romana ancora frammentata, la parentela culturale appariva già chiarissima. Satyrnet stessa nasceva con l’idea di mettere in relazione fumetto, cosplay, musica, cinema ed eventi, facendo incontrare appassionati che altrove venivano trattati come compartimenti separati. MArteLive faceva qualcosa di sorprendentemente simile dall’altra parte dello spettro creativo: rompeva le pareti fra discipline e affidava alle persone il compito di trovare connessioni.
Venticinque anni dopo quella logica sembra quasi normale perché il mondo intorno le è andato incontro. Parliamo continuamente di esperienze immersive, contaminazione, community, creator, multidisciplinarità, pubblico attivo; termini diventati lessico quotidiano dell’entertainment e della comunicazione. MArteLive praticava buona parte di queste cose prima che diventassero slide da keynote. Questo non significa santificare il passato, né sostenere che ogni formula debba restare immutata per sempre. Al contrario, l’aspetto più interessante della Biennale MArteLive 2026 sarà capire quanto quello spirito riesca ancora a sorprendere una generazione abituata a saltare da Twitch a TikTok, da un concerto a una convention, da un videogioco a una serie anime senza percepire alcun confine culturale.
Forse qualcuno entrerà al Lanificio per SBTRKT e uscirà parlando di un illustratore sconosciuto incontrato quasi per caso. Qualcun altro passerà dall’Atelier Montez convinto di assistere semplicemente a un live e scoprirà quanto può cambiare l’ascolto se luce, spazio e corpi smettono di comportarsi come elementi separati. A me interessa soprattutto osservare quelle deviazioni, perché sono sempre state la parte migliore di MArteLive e, a pensarci bene, anche delle community nerd: partire inseguendo una passione e ritrovarsi molti anni dopo circondati da mondi che allora non sapevamo ancora di voler esplorare. Se avete attraversato anche voi una delle vecchie edizioni, oppure scoprirete MArteLive soltanto adesso, raccontateci quale versione di questa storia ricordate — o quale state per costruire — e continuiamo la conversazione insieme alla community di CorriereNerd.it.
L’articolo MArteLive 2026: Roma torna nello Spettacolo Totale, tra memoria nerd e futuro immersivo proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

