
Una città può ospitare un festival oppure, per tre giorni, decidere di diventare quel festival. La differenza sembra sottile finché non la vivi camminando per Senigallia e passi nel giro di poche centinaia di metri da una galassia lontana lontana a Westeros, da una scuola di magia a una finale di League of Legends, da un maestro dell’illustrazione fantastica a Cristina D’Avena che canta davanti a una piazza piena. Utopica Fantasy Festival 2026, andato in scena dal 18 al 20 settembre, mi ha lasciato soprattutto questa sensazione: non quella di una fiera distribuita nel centro storico, ma di un immaginario che per qualche giorno ha usato la città come propria scenografia. E lo dico dopo averla attraversata non soltanto come visitatore e professionista dell’entertainment, ma anche da uno dei suoi palchi, con l’onore di condurre domenica il Cosplay Contest insieme a Giorgia Vecchini, storica compagna di tante avventure, manifestazioni e chilometri di palco. Una parentesi personale che porto volentieri a casa, certo, ma che rappresentava soltanto uno dei tantissimi linguaggi di una manifestazione decisamente più grande della somma dei suoi singoli appuntamenti.
I numeri aiutano a capire le dimensioni raggiunte già alla seconda edizione: il bilancio diffuso dagli organizzatori parla di oltre 130.000 presenze nell’arco dei tre giorni, quattordici aree tematiche, circa 120 appuntamenti e più di ottanta tra ospiti, artisti e associazioni. Persino venerdì 18 settembre, con una pioggia che avrebbe potuto compromettere seriamente un evento costruito in buona parte all’aperto, sono state registrate circa 7.800 presenze. L’anno precedente il debutto aveva raggiunto quota 105.000, quindi la crescita appare evidente, ma continuerei a diffidare della tentazione di raccontare un festival soltanto attraverso il contatore degli ingressi. Il dato interessante sta altrove: famiglie, gamer, lettori, appassionati di cinema, cosplayer, collezionisti, curiosi, fan di Star Wars e persone finite quasi casualmente dentro l’evento hanno condiviso gli stessi luoghi senza la sensazione di trovarsi in compartimenti separati. È esattamente la direzione verso cui la cultura nerd si sta muovendo da anni: meno sottoculture chiuse in stanze differenti, più ecosistemi nei quali puoi entrare per una passione e uscirne con altre tre.
Il claim scelto per il 2026, “Listening”, rischiava sulla carta di sembrare uno di quei concetti molto belli nelle presentazioni e molto più difficili da rendere concreti una volta montate transenne, palchi e scenografie. Eppure l’idea dell’ascolto ha trovato una forma sorprendentemente coerente nella costruzione stessa di Utopica: ascoltare linguaggi differenti, lasciarsi attirare da ciò che non si conosce, mescolare pubblici e generazioni. La manifestazione era organizzata da LEG Live Emotion Group, all’interno del circuito C.F.C. Comics Festival Community, in collaborazione con il Comune di Senigallia ed era a ingresso gratuito. Il festival ufficiale distribuiva le proprie attività attraverso quattordici aree coordinate con pazienza e dedizione dal direttore di produzione Paolo Gualdi: Area Boardgames, Area Espositori, Area Meet & Greet, Area Videogames, Artist Alley, eSport Tournament, Experience Trono di Spade, Fantasy Village, Music Village, Palco Talk & Incontri, Pop Screen Fest – Movie Zone, Science Fiction Village, Trading Card Tournament e Tributo a Hogwarts. Definirle semplicemente “aree”, però, non restituisce completamente l’idea. Erano piuttosto portali collegati dalla città stessa.
La Rocca Roveresca rappresentava probabilmente il punto nel quale questa logica diventava più spettacolare. Fantasy Village e Science Fiction Village convivevano attorno alle mura costruendo un cortocircuito temporale che faceva incontrare medioevo fantastico e fantascienza. Una parte importante dello spazio era affidata all’universo di Star Wars, con associazioni provenienti da tutta Italia, set e attività interattive come Star Wars Club Perugia, Star Wars Universe, Empisa. Galaxy Club. aveva ricreato due ambientazioni iconiche, Dagobah e Hoth: da una parte Yoda, R2-D2 e C-3PO e, ovviamente l’iconica X-WING di Luke Skywalker a grandezza naturale, dall’altra wampa, tauntaun (e Grogu che non può mancare… dopotutto era già nato), accompagnati da Scuola Padawan, Lightsaber Academy, giochi e parate. Mi interessa personalmente ricordare anche il debutto del progetto solidale KT-24 Support Crew, sviluppato insieme a KT-24 Italia e a diversi gruppi di cosplayer e ispirato all’eredità di R2-KT, il celebre astromeccanico bianco e rosa divenuto simbolo internazionale delle iniziative dedicate ai bambini ricoverati nei reparti oncologici pediatrici. È uno di quegli esempi che ricordano quanto facilmente un fandom possa trasformare l’affetto verso una saga in partecipazione concreta.
Pochi passi e la fantascienza lasciava spazio a Westeros. L’Experience Trono di Spade proponeva la Battaglia dei Draghi, pensata non come fondale da fotografare ma come esperienza partecipativa, tra casate, contese, ambientazioni e draghi volanti; sabato il Westeros Cosplay Gathering ha aggiunto raduno, parata e shooting dedicati agli appassionati dell’universo di A Song of Ice and Fire. Intorno, il Fantasy Village ampliava ulteriormente il lessico del festival con atmosfere medievali, performer e musica anche grazie alla presenza di numerose associazioni larp e costuming tra le quali le Guerriere di Minerva: lo spettacolo di fuoco e giocoleria Fire Walk With Me di Otto Mix e i live dei Carmina Vaga, con il loro repertorio folk di ispirazione medievale e fantasy, contribuivano a dare allo spazio una dimensione che non fosse soltanto scenografica. Questa differenza, da progettista di esperienze, la considero fondamentale: puoi riempire un luogo di decorazioni bellissime e ottenere comunque una fotografia immobile; oppure puoi riempirlo di azioni e lasciare che siano le persone a completare la scena. Utopica, nei momenti migliori, sceglieva decisamente la seconda strada.
Il Foro Annonario cambiava di nuovo registro grazie alla Scuola di Magia de La Fortezza, un’esperienza immersiva ispirata all’immaginario delle scuole di stregoneria nella quale il pubblico non veniva trattato da semplice spettatore: diventava studente, veniva inserito in una casa e poteva partecipare alle prove per conquistare la Coppa delle Casate. Un principio apparentemente elementare, ma centrale per qualunque esperienza immersiva: guardare crea interesse, partecipare crea memoria. Attorno alla componente fantasy ruotavano inoltre giochi di ruolo, escape room e attività capaci di trasformare la permanenza nell’area in una piccola avventura, invece della classica passeggiata tra scenografie.
Il gioco, in effetti, occupava una parte enorme dell’identità di Utopica con il coordinamento dei ragazzi di PLAY. L’Area Boardgames offriva giochi da tavolo, di ruolo e attività per pubblici ed età differenti; la Rotonda a Mare ospitava invece i Trading Card Tournament curati da Dadi e Mattoncini, con tornei dedicati a Disney Lorcana, One Piece e Riftbound. Sul versante digitale tornava NEXUS, la struttura futuristica dedicata al gaming con PC e console in free play, mentre il Teatro La Fenice diventava arena competitiva con le finali del LIT – League of Legends Italian Tournament Summer Split 2026, organizzate da PG ESPORTS. Vedere un teatro cittadino dialogare con l’eSport può sembrare ancora curioso a chi considera il videogioco soltanto consumo domestico; per chi osserva da anni l’evoluzione del gaming competitivo è invece il segnale di quanto questi linguaggi abbiano ormai conquistato piena dignità spettacolare, sociale e culturale.
Uno dei nomi internazionali più interessanti dell’edizione era Dev Madan, artista e art director legato a titoli che appartengono alla memoria videoludica di più generazioni: Sly Cooper, Return to Monkey Island e Crash Bandicoot. Durante i tre giorni Madan ha incontrato il pubblico tra meet & greet, fotografie, autografi, commission, talk e sessioni di disegno dal vivo, presentando inoltre un artwork realizzato appositamente per Utopica 2026. Per chi è cresciuto vedendo i videogiochi passare dall’essere considerati passatempo a diventare uno dei linguaggi creativi più importanti del nostro tempo, trovarsi davanti a chi quei mondi li ha materialmente immaginati possiede sempre un fascino particolare. L’Artist Alley di Piazza Simoncelli gestita da Giovanni “Zeth Castle” Zaccaria proseguiva quella conversazione attraverso fumettisti e illustratori italiani, fra cui Gianluca Maconi, Riccardo Crosa, Valerio Held, Pietro Fascio, Daniele Garbugli, Francesca Urbinati, Chiara Mendicino, Davide L. Marescotti, ECharmny, Riccardo Bevilacqua e molti altri autori presenti nel programma.
Un capitolo a parte merita Maurizio Manzieri, autore dei manifesti di entrambe le edizioni di Utopica e nome ormai storico dell’illustrazione fantastica internazionale, con oltre trent’anni di attività, lavori per editori come Macmillan, Mondadori, Subterranean Press e Asimov’s Science Fiction, tre candidature agli Hugo Awards e il titolo di Grand Master conferitogli dalla European Science Fiction Society. Il Palazzetto Baviera ospitava la personale Maurizio Manzieri: gli occhi del fantastico, evoluzione della presenza espositiva dell’anno precedente, con opere selezionate e nuovi lavori capaci di mostrare quanto l’illustrazione fantasy e science fiction possa vivere perfettamente fuori dai confini della copertina di un libro. A completare il percorso, l’incontro con il curatore e critico Michele Loffredo e la presentazione dell’artbook Maurizio Manzieri maestro del “sense of wonder”. Parlare di “fantastico” senza dare spazio a chi quell’immaginario lo costruisce attraverso le immagini avrebbe lasciato inevitabilmente qualcosa fuori; qui, fortunatamente, l’arte non era una decorazione del festival ma una delle sue fondamenta.
Il cinema trovava invece casa nel Pop Screen Fest – Movie Zone, con incontri, quiz, conversazioni e incursioni nella memoria cinematografica. Il programma attraversava Star Wars, cinema fantastico, animazione e grandi saghe, coinvolgendo tra gli altri il creator Giosmok, che ha dialogato intorno a cinquant’anni di immaginario pop e alla memoria della DreamWorks Animation, e il regista e attore Nicola Conversa, arrivato dal percorso dei Nirkiop fino alla regia cinematografica e televisiva. Il format permetteva anche un confronto con MYmovies attraverso proiezioni e conversazioni sul cinema, ricordandoci una cosa spesso dimenticata dalle manifestazioni pop: non tutto deve trasformarsi necessariamente in spettacolo rumoroso. Ogni tanto sedersi e parlare bene delle storie che amiamo continua a essere un’ottima tecnologia.
Poi arrivava Piazza Garibaldi, e cambiava inevitabilmente il volume. Venerdì sera Cristina D’Avena insieme ai Gem Boy ha rimesso in circolo quel gigantesco archivio emotivo fatto di sigle che in Italia funziona quasi come una password generazionale: bastano poche note e improvvisamente persone separate da venti o trent’anni di età ricordano le stesse parole. Sabato è toccato a Generazione Vanni, nuovo format che riunisce Giorgio Vanni, Max Longhi e Daniel Tek in una combinazione di concerto e DJ set. Due modi differenti di giocare con la stessa memoria pop: da una parte una voce che accompagna intere generazioni televisive, dall’altra quell’energia più dance ed elettronica che ha caratterizzato molte delle sigle tra gli anni Novanta e Duemila. La musica di Utopica, però, non si esauriva nei due grandi live: DJ set con la mitica DJ-V, alterego di Veronica Niccolai, karaoke dedicati alle sigle con Joliè e Il Grezza, performance straordinarie della “coppia” Letizia Cosplay e Roberto Costantini, Carmina Vaga e diversi momenti di intrattenimento trasformavano il Music Village in una colonna sonora quasi continua. Domenica il gran finale ha poi riunito ospiti, artisti, staff e pubblico per una vera festa di chiusura.
Dentro questo mosaico trovava naturalmente spazio anche il cosplay, non come corpo estraneo ma come linguaggio trasversale a quasi tutto il festival: laboratori quotidiani, raduni, associazioni, set, performance e la grande Utopica Cosplay Parade della domenica. Il Cosplay Contest del 20 settembre – con lo sguardo vigile del maestro Nicola D’Olivo e il coordinamento della splendente Jasmine Pera, ha rappresentato per me un momento particolarmente piacevole perché ho avuto l’onore di condurlo insieme a Giorgia Vecchini, amica e storica compagna di palchi con la quale, nel corso degli anni, ho condiviso abbastanza convention da poter probabilmente comunicare ormai tramite sguardi e mezze frasi. La giuria riuniva Arne Senpai, FedeMorgana, JunJun e Lellymaow, all’interno di un festival che aveva dedicato spazio alla cultura cosplay durante tutte e tre le giornate. Non mi dilungo troppo perché Utopica era molto altro, ma una cosa vale la pena dirla: vedere Piazza Garibaldi accogliere ancora una volta costumi, performance e pubblico mi ha ricordato perché continuo a definire il cosplay “un’arte che si crea e si indossa”. Dietro pochi minuti di palco rimangono mesi di lavoro, tecnica, interpretazione e una quantità imprecisata di colla a caldo che la storiografia ufficiale tende ingiustamente a ignorare.
La parte forse più affascinante, però, stava tra un’area e l’altra. Piazza Roma ospitava parole, incontri e divulgazione; Piazza Simoncelli artisti e meet & greet; Piazza del Duca, insieme alle altre strade del centro, contribuiva alla grande Area Mercato tra espositori, collezionabili, produzioni artigianali e food corner tematici. Muoversi significava passare continuamente da un linguaggio al successivo. È uno schema che chi progetta parchi ed esperienze conosce bene: il guest journey non coincide con ciò che metti dentro ogni singola stanza, ma con ciò che succede negli intervalli. Utopica beneficia enormemente del fatto di non essere compressa in un padiglione fieristico. Senigallia diventa il tessuto connettivo dell’esperienza, costringendo mondi differenti a incontrarsi lungo il tragitto.
Proprio questo rapporto con la città emerge con forza anche nelle parole del sindaco Massimo Olivetti. Prima dell’apertura aveva descritto Utopica come un’occasione capace di mettere in relazione linguaggi culturali contemporanei e pubblici differenti, leggendo il claim “Listening” come invito ad ascoltare «storie, culture e persone». Dopo la manifestazione, il giudizio è diventato inevitabilmente più concreto: Olivetti ha sottolineato come la seconda edizione confermi la capacità di Senigallia di accogliere manifestazioni innovative e attrattive, evidenziando soprattutto la straordinaria partecipazione ottenuta persino durante la giornata di maltempo. La prospettiva dell’amministrazione riguarda anche la destagionalizzazione dell’offerta turistica e culturale, un tema tutt’altro che secondario per una città fortemente legata all’estate: utilizzare un grande evento di cultura pop a metà settembre significa estendere il calendario turistico, riportare persone nel centro storico e costruire un nuovo appuntamento capace di vivere fuori dai tradizionali picchi stagionali. Il sindaco ha inoltre ringraziato organizzatori, artisti, associazioni, volontari, forze dell’ordine e personale comunale, leggendo il risultato del 2026 come incoraggiamento a consolidare ulteriormente Utopica nella programmazione cittadina.
Anche Tania Ferri, Sandro Giacomelli ed Elisabetta De Luca, soci fondatori di LEG Live Emotion Group, hanno insistito su una crescita che non coincide semplicemente con più pubblico o più contenuti. La percezione, nelle loro parole, è che Utopica abbia iniziato a vivere prima ancora dell’apertura dei cancelli, attraverso richieste di informazioni, attenzione crescente e visitatori disposti a raggiungere Senigallia da territori sempre più lontani. Dentro il percorso del circuito C.F.C. Comics Festival Community, che raccoglie esperienze legate ai festival della cultura pop, Utopica rappresenta quindi un progetto che sta cercando di trasformarsi da evento nuovo a appuntamento riconoscibile. È un passaggio molto delicato: organizzare una manifestazione riuscita è difficile, costruire qualcosa che il pubblico cominci spontaneamente ad aspettare lo è infinitamente di più.
Mi ha colpito, infine, la riflessione del direttore artistico Gianluca Del Carlo, perché appartiene a quel lato degli eventi che il pubblico normalmente non vede. Venerdì, sotto la pioggia, anche lui racconta di essersi domandato se mesi di planimetrie, sopralluoghi, telefonate, riunioni e problemi avrebbero davvero prodotto ciò che era stato immaginato. Sabato gli è bastato guardare Senigallia piena per smettere di chiederselo. La frase più interessante del suo lungo messaggio arriva poco dopo: a un certo punto le persone entrano, cambiano programma perché hanno visto qualcosa che non prevedevano e il festival smette di appartenere a chi lo ha organizzato. Diventa del pubblico. Per chi lavora nell’entertainment questa non è retorica, è quasi una legge fisica: puoi progettare flussi, luci, contenuti e timing fino all’ultimo centimetro, ma l’esperienza nasce davvero soltanto quando qualcuno arriva e la usa in un modo leggermente diverso da quello che avevi immaginato. Del Carlo ha riconosciuto anche errori da correggere, elementi da migliorare e la possibilità di osare maggiormente in futuro, ringraziando amministrazione, tecnici, produzione, curatori, sicurezza, volontari, associazioni e artisti. È forse il modo più sano per guardare a un successo: festeggiare il risultato senza convincersi che il lavoro sia finito.
Personalmente torno da Senigallia con una convinzione che gli anni trascorsi tra cosplay, grandi eventi, amusement ed esperienze immersive continuano a rafforzare. Il fantastico funziona meglio quando smettiamo di trattarlo come una collezione di contenuti e cominciamo a considerarlo un linguaggio con cui costruire relazioni. Un bambino che impugna per la prima volta una spada laser, un gamer che assiste a una finale competitiva dentro un teatro, una famiglia che riconosce una sigla di Cristina D’Avena, un illustratore che disegna davanti a chi conosce il suo lavoro soltanto attraverso una copertina, un cosplayer che trova il coraggio di salire sul palco: appartengono apparentemente a mondi differenti, ma per tre giorni hanno condiviso lo stesso spazio narrativo.
Forse Utopica sta trovando proprio lì la propria identità. Non tanto nell’essere “il festival del fantasy” o “quello della fantascienza”, definizioni utili sui manifesti ma inevitabilmente strette, quanto nella capacità di costruire una città temporanea dove immaginari, generazioni e fandom possano contaminarsi liberamente. La seconda edizione si è chiusa oltre quota 130.000 presenze; la domanda interessante, adesso, non riguarda soltanto quanti saranno la prossima volta. Riguarda cosa diventerà Utopica continuando a crescere.
Se avete attraversato Senigallia durante questi tre giorni raccontateci quale portale avete scelto: una canzone, un disegno, un drago, una partita, una spada laser, un incontro scoperto per caso. La conversazione continua sulla pagina Facebook di Satyrnet, nel gruppo Facebook della community, su Instagram di CorriereNerd.it, sul canale YouTube Satyrnet, su X, sul canale Telegram di CorriereNerd e su LinkedIn. I palchi vengono smontati in fretta; le storie, per fortuna, hanno tempi decisamente più lunghi.
L’articolo Utopica Fantasy Festival 2026 supera le 130mila presenze: Senigallia diventa capitale del fantastico proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.










