
Trent’anni di cosplay italiano raccontano molto più di una passione per i costumi. Raccontano amicizie, intuizioni, ostinazione, pomeriggi trascorsi a organizzare manifestazioni che nessuno sapeva ancora come chiamare e persone capaci di investire tempo, energie e una quantità imbarazzante di entusiasmo in qualcosa che, all’epoca, il mondo esterno faticava persino a comprendere. Per me, che attraverso Satyrnet ho avuto il privilegio di accompagnare la crescita di questa straordinaria comunità fin dagli anni Novanta, parlare dell’Associazione Culturale Flash Gordon di Lucca significa soprattutto parlare di amici, di un pezzo fondamentale della mia vita professionale e di un’avventura condivisa che continua a sorprendermi. Ho l’onore di collaborare con questa realtà da decenni, anche salendo sul palco come presentatore di gare cosplay, e ogni volta ritrovo qualcosa che nessuna evoluzione tecnologica, nessun grande sponsor e nessuna trasformazione del settore potrà sostituire: la consapevolezza che dietro ogni manifestazione riuscita lavorano esseri umani innamorati di ciò che fanno. Persone che spesso il pubblico non conosce, perché troppo impegnate a rendere possibile lo spettacolo per preoccuparsi di apparire sotto i riflettori.
Come ha fatto un gruppo di appassionati a cambiare la storia del cosplay italiano?
Bisogna tornare alla Lucca degli anni Novanta, molto diversa dalla gigantesca manifestazione diffusa che conosciamo oggi. Nel 1996, tra gli stand del Palazzetto dello Sport, un piccolo gruppo di ragazzi decide di presentarsi indossando i costumi dei propri personaggi preferiti. Un gesto apparentemente semplice, quasi ingenuo, che rappresenta uno dei passaggi simbolici della nascita del cosplay italiano. Due anni dopo, nel 1998, quell’entusiasmo trova una propria dimensione organizzativa grazie all’Associazione Flash Gordon, alla determinazione di Massimiliano Poggi e alla collaborazione con la direzione della manifestazione, allora guidata da Renato Genovese. Nasce così Lucca Cosplay, riconosciuto dalla stessa manifestazione come la prima gara cosplay italiana. L’archivio ufficiale di Lucca Comics & Games racconta una prima edizione con una ventina di partecipanti, una sfilata all’aperto sulla ghiaia, senza un vero palco, senza musica e persino senza microfoni. Ripensarci oggi, osservando le scenografie, le armature monumentali, le esibizioni coreografate e la qualità tecnica delle produzioni contemporanee, fa quasi sorridere. Eppure, proprio quella dimensione artigianale rappresentava la forza originaria di un movimento che non aveva bisogno di aspettare un riconoscimento ufficiale per sentirsi parte di una comunità.
La storia del cosplay italiano, naturalmente, non appartiene a una singola città o associazione. È il risultato di esperienze sviluppatesi tra convention, gruppi di fantascienza, appassionati di animazione giapponese, primi forum e manifestazioni distribuite lungo tutta la penisola. Ma il contributo di Flash Gordon possiede un valore storico preciso: aver contribuito a trasformare una presenza spontanea in un appuntamento organizzato, riconoscibile e destinato a durare. Un passaggio tutt’altro che scontato. Chi ha lavorato nell’organizzazione degli eventi sa quanto sia complicato passare dall’entusiasmo alla realizzazione, soprattutto quando mancano precedenti, regolamenti consolidati e strutture professionali. Oggi parliamo con naturalezza di prejudging, categorie tecniche, interpretazione, costruzione dei prop e competizioni internazionali. Allora bisognava costruire praticamente tutto, imparando dall’esperienza e ascoltando una comunità che cresceva insieme alle manifestazioni.
Che cosa significa davvero stare dall’altra parte del palco?
La prospettiva cambia radicalmente dopo aver trascorso anni con un microfono in mano davanti a centinaia di cosplayer. Il pubblico vede l’ingresso di un personaggio, applaude una trasformazione riuscita, ride per una gag o rimane affascinato da una performance particolarmente emozionante. Chi lavora alla manifestazione conosce anche l’altra metà della storia: il lavoro dietro le quinte, la complessità degli ingressi, la gestione delle tempistiche, le esigenze dei concorrenti e quella particolare tensione che accompagna ogni evento dal vivo. Presentare una gara cosplay non significa semplicemente annunciare un nome. Significa comprendere quanto conti quel momento per la persona che sta per raggiungerti sul palco, magari dopo mesi di preparazione, di sacrifici economici e di lavoro creativo. Significa trovare il giusto equilibrio tra spettacolo e rispetto, divertimento e responsabilità, improvvisazione e organizzazione.
La collaborazione con gli amici di Flash Gordon mi ha permesso di vivere questa dimensione per tantissimi anni. Ed è soprattutto attraverso queste esperienze che ho imparato a riconoscere il valore delle associazioni culturali capaci di costruire continuità. Flash Gordon non ha semplicemente organizzato gare: ha contribuito a costruire le condizioni perché generazioni diverse di cosplayer potessero esprimersi. Perché un principiante trovasse il coraggio di partecipare, perché un costume realizzato in casa potesse ricevere lo stesso rispetto di una creazione sofisticata, perché la passione individuale diventasse esperienza collettiva. È una responsabilità culturale enorme, spesso sottovalutata da chi osserva il cosplay soltanto attraverso fotografie e video sui social.
Perché il nome di Fabio Nocci appartiene alla memoria di Lucca Cosplay?
Parlando di questa storia, il pensiero va inevitabilmente a Fabio Nocci, una figura che merita di essere ricordata con affetto e riconoscenza. Fabio ha rappresentato una presenza importante nell’organizzazione dell’area cosplay di Lucca Comics & Games, contribuendo concretamente alla crescita delle competizioni e alla gestione del palco. Fabio oggi non è più con noi, ma il suo contributo continua a essere riconosciuto anche attraverso la Menzione speciale in ricordo di Fabio Nocci, prevista dal Lucca Cosplay Contest per premiare lo spirito e la passione che ha saputo trasmettere. Trovo particolarmente significativo che il mondo del cosplay conservi la memoria dei propri protagonisti attraverso ciò che più amavano: la creatività dei partecipanti, il talento, l’entusiasmo e il desiderio di condividere qualcosa di bello. Dietro le quinte di un evento lavorano persone che difficilmente entrano nelle fotografie ufficiali, eppure il loro impegno rimane inciso nella storia di ogni manifestazione. Ricordare Fabio significa anche riconoscere il valore di tutti coloro che hanno contribuito a rendere il cosplay italiano quello che conosciamo oggi.
Chi porta avanti oggi la bandiera dell’Associazione Flash Gordon?
Una storia associativa lunga quasi tre decenni non sopravvive grazie alla nostalgia. Ha bisogno di persone che continuino a crederci, che sappiano raccogliere quanto costruito dai pionieri e confrontarsi con un mondo profondamente cambiato. Per questo desidero dedicare un pensiero particolare a Veronica Nencini e Alessandro Rontani, che insieme allo staff dell’Associazione Flash Gordon continuano a portarne avanti la bandiera, custodendo un patrimonio di esperienze e relazioni che appartiene ormai alla storia del fandom italiano. E mi piace sottolineare proprio questa dimensione collettiva, perché dietro ogni volto riconoscibile opera una squadra di volontari, organizzatori e collaboratori senza la quale nessun evento potrebbe funzionare davvero.
Veronica Nencini rappresenta una continuità quasi unica tra la stagione pionieristica del cosplay italiano e il suo presente. La sua esperienza comincia proprio all’interno di Flash Gordon, prima ancora della nascita del contest ufficiale del 1998, in un periodo in cui l’animazione giapponese circolava soprattutto attraverso videocassette, riviste specializzate e scambi tra appassionati. In una intervista pubblicata da Mondo Japan nel 2014 raccontava di essere entrata nell’associazione un paio d’anni prima della nascita della gara e ricordava il suo primo costume, Sylphiel Nels Rada di The Slayers. Un riferimento che per noi cresciuti con gli anime degli anni Novanta possiede un fascino particolare, ma che soprattutto restituisce la dimensione autentica di quelle prime esperienze. Veronica ha attraversato il mondo del cosplay da prospettive differenti: cosplayer, presentatrice, organizzatrice, giurata e ideatrice di iniziative come Lucca Movie & Cosplay. Nel corso degli anni ha continuato a portare la propria esperienza nelle competizioni e negli eventi, mettendo a disposizione una conoscenza maturata direttamente sul campo, tra costumistica, interpretazione e organizzazione. La sua presenza racconta anche un aspetto che considero fondamentale: il ruolo delle donne nella costruzione del cosplay italiano. Prima che il fenomeno conquistasse le piattaforme digitali, tante ragazze stavano già sperimentando tecniche sartoriali, interpretando personaggi e contribuendo all’organizzazione delle prime manifestazioni. Veronica appartiene a quella generazione di appassionate che hanno fatto crescere il movimento attraverso il lavoro quotidiano, diventando punti di riferimento per chi sarebbe arrivato successivamente. E continuare a vedere persone con questa esperienza impegnate nell’attività associativa significa preservare qualcosa di prezioso: una memoria viva, capace di dialogare con generazioni che hanno conosciuto il cosplay attraverso strumenti e linguaggi completamente differenti.
Accanto a lei, Alessandro Rontani, conosciuto anche come Kenji, porta una sensibilità strettamente legata alla fotografia e alla documentazione della cultura cosplay. Il suo lavoro di fotografo racconta un’altra trasformazione fondamentale del nostro mondo: il momento in cui il costume smette di essere soltanto un’esperienza vissuta durante una manifestazione e diventa un’immagine capace di conservarne l’emozione, la cura artigianale e l’identità del personaggio. Chi conosce la fotografia cosplay sa che realizzare un bello scatto richiede molto più di una macchina fotografica e di una buona illuminazione. Bisogna comprendere la fonte originale, riconoscere il linguaggio visivo di un anime, di un videogioco o di un film e trovare il modo di valorizzare il lavoro creativo della persona davanti all’obiettivo. Attraverso la sua attività durante fiere e raduni, e la collaborazione con iniziative come Lucca Photo & Cosplay, Alessandro ha contribuito a questa dimensione del fandom, affiancando alla fotografia anche esperienze organizzative e progetti legati al gioco di ruolo dal vivo e alle produzioni immersive.
La bandiera di Flash Gordon continua così a passare attraverso mani, competenze e sensibilità differenti. Non come una reliquia da conservare immobile, ma come un’identità condivisa da far evolvere. La continuità di un’associazione si misura anche nella capacità di trasmettere esperienza senza trasformarla in nostalgia, lasciando spazio ai nuovi appassionati e mantenendo intatto il rispetto per il lavoro di chi ha iniziato prima.
Perché Flash Gordon è molto più di una gara cosplay?
Ridurre l’Associazione Flash Gordon al suo ruolo storico dentro Lucca Comics & Games sarebbe profondamente ingiusto. La sua identità nasce da un amore più ampio per il fumetto, l’animazione, il cinema fantastico e la cultura giapponese, coltivato attraverso attività che raccontano benissimo lo spirito associativo di un’altra stagione della cultura nerd italiana. Proiezioni di anime, mostre di illustrazione, iniziative dedicate ai giovani autori, corsi di lingua giapponese, podcast e fanzine digitali: progetti che oggi potrebbero sembrare normali, ma che negli anni Duemila rappresentavano strumenti preziosi per diffondere una cultura ancora lontana dalla popolarità contemporanea. Penso al concorso Sogni d’inchiostro, rivolto ai ragazzi delle scuole di Capannori, alle esposizioni dedicate ai disegnatori italiani di ispirazione manga, alle collaborazioni con artisti come Federico Bertolucci e alle iniziative sviluppate sul territorio lucchese. Una dimensione culturale che va ben oltre la semplice organizzazione di spettacoli.
E poi la musica, naturalmente. Chi ricorda Cantacartoon, con le sigle dei cartoni animati cantate insieme, conosce benissimo quella particolare capacità del fandom di trasformare una canzone in un linguaggio condiviso. Oppure il Winter Cosplay Festival, dove spettacolo e sensibilità sociale hanno trovato un punto d’incontro attraverso iniziative benefiche. Lo stesso desiderio di portare i personaggi fantastici in luoghi suggestivi ha accompagnato appuntamenti come Primavera in cosplay a Palazzo Pfanner e Royal Cosplay a Villa Reale di Marlia. Un modo intelligente di mettere in relazione l’immaginario pop con il patrimonio storico e artistico del territorio, dimostrando che il cosplay può dialogare con ambienti, pubblici e linguaggi culturali molto differenti.
Quale eredità ci consegnano quasi trent’anni di Lucca Cosplay?
Il panorama contemporaneo è cambiato profondamente. Il cosplay è diventato un fenomeno globale, capace di generare professionalità, collaborazioni con l’industria dell’intrattenimento, opportunità creative e una visibilità che sarebbe stata difficile prevedere alla fine degli anni Novanta. La costruzione dei costumi si è evoluta grazie alla stampa 3D, ai materiali termoplastici e alle tecnologie digitali, mentre piattaforme come Instagram e TikTok hanno trasformato il rapporto tra cosplayer, personaggi e pubblico. Anche il sistema delle competizioni è diventato molto più articolato, richiedendo competenze organizzative sempre maggiori. L’Associazione Flash Gordon continua a essere parte di questa evoluzione: la sua collaborazione con Lucca Comics & Games è documentata anche nell’edizione 2026, a testimonianza di una storia che non si è fermata ai ricordi.
Da direttore creativo e da persona che ha dedicato buona parte della propria vita a immaginare, progettare e raccontare esperienze legate alla cultura pop, continuo a pensare che il risultato più importante di un evento non sia soltanto ciò che accade sul palco, ma quello che rimane nelle persone dopo che le luci si spengono. Le amicizie nate durante una gara, la fiducia conquistata da chi affronta il pubblico per la prima volta, il sorriso di un bambino che incontra il proprio eroe, la soddisfazione di chi vede finalmente riconosciuto il proprio lavoro. Sono risultati difficili da misurare, ma costituiscono il patrimonio più prezioso delle nostre community.
Agli amici dell’Associazione Flash Gordon, a chi continua a lavorare per questa realtà e a chi ne ha accompagnato il cammino, va la mia gratitudine per aver condiviso con me tanti anni di questa avventura. E un pensiero speciale resta per Fabio Nocci, per il suo contributo e per quella parte di storia che continua a vivere ogni volta che un nuovo cosplayer trova il coraggio di salire su un palco. La cosa più bella, forse, è sapere che quella storia non appartiene esclusivamente a noi che abbiamo avuto la fortuna di viverne una parte. Appartiene soprattutto a chi sta iniziando adesso, magari preparando il primo costume senza sapere ancora quali amicizie, esperienze e possibilità nasceranno da quella scelta apparentemente bizzarra.
Mi piacerebbe raccogliere anche i vostri ricordi. Qual è stata la vostra prima gara cosplay? Quali persone, eventi o incontri hanno cambiato il vostro modo di vivere questa passione? Raccontatecelo nei commenti e sui canali social di CorriereNerd.it su Instagram e Satyrnet su Facebook. Perché la memoria del cosplay italiano non si conserva soltanto negli archivi e nelle fotografie: continua a crescere attraverso le storie di chi ha deciso di farne parte.
L’articolo Associazione Flash Gordon: la storia dei pionieri che hanno fatto nascere Lucca Cosplay e cambiato il fandom italiano proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

