
São Paulo oggi apre le porte a una di quelle esperienze che sembrano nate da un cortocircuito felicissimo tra documentario naturalistico, parco tematico, videogioco esplorativo e meraviglia infantile rimasta miracolosamente intatta anche nell’età adulta. Si chiama Gigantes do Jardim ed è la nuova grande mostra immersiva e interattiva firmata DXZ 360, ospitata negli spazi dello Shopping Eldorado, pronta a trasformare il pubblico brasiliano in una comunità di piccoli esploratori lanciati dentro un giardino gigantesco, dove una foglia smette di essere una foglia e diventa un tetto, una bottiglia abbandonata assume la presenza quasi fantascientifica di una torre cristallina e gli insetti, quelli che nella vita quotidiana osserviamo distrattamente o scansiamo senza pensarci troppo, conquistano finalmente la scena con la maestosità di creature leggendarie.
A guidare la visione creativa di questo progetto è Gianluca Falletta, Direttore Creativo e Chief Imagineer di DXZ 360, fondatore di Satyrnet e figura profondamente legata alla cultura dell’entertainment esperienziale, quella che non si limita a mostrare qualcosa, ma prova a farlo attraversare, respirare, vivere con il corpo intero. Gigantes do Jardim nasce infatti con una direzione creativa italiana e con una vocazione internazionale molto chiara: portare il pubblico dentro un racconto fisico, emotivo e scientifico, dove tecnologia, scenografia monumentale, animatronica, videomapping, installazioni interattive e missioni digitali non sono semplici effetti speciali messi lì per stupire, ma strumenti narrativi al servizio di una domanda antica e bellissima: che cosa succede al nostro sguardo se, per un’ora, smettiamo di considerarci il centro della scena?
La mostra, realizzata da DXZ 360 con la preziosa collaborazione di UAU Grupo, agenzia brasiliana specializzata in tecnologie creative ed esperienze immersive, di On Projeções, realtà attiva tra Brasile e Portogallo nel campo delle soluzioni audiovisive e delle proiezioni tecnologiche, e della piattaforma internazionale Fever, punto di riferimento globale per eventi, esperienze e ticketing, occupa oltre 1.300 metri quadrati e costruisce un ambiente di esplorazione pensato per famiglie, bambini, appassionati di natura, curiosi seriali e per tutti quelli che, davanti a una scenografia ben fatta, tornano immediatamente alla modalità “wow, voglio entrarci dentro”. E qui dentro, letteralmente, ci si entra.
Gigantes do Jardim lavora su un ribaltamento di scala che ha qualcosa di profondamente nerd, nel senso più bello del termine. È impossibile non pensare a certe avventure cinematografiche e videoludiche in cui il mondo domestico o naturale viene riscritto da una prospettiva minuscola, da Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi fino a Grounded, passando per l’immaginario dei documentari BBC trasformati in attrazione fisica. Il fascino è proprio lì: un ambiente familiare diventa alieno, la natura quotidiana si rivela improvvisamente monumentale, il giardino si trasforma in un continente sconosciuto e ogni elemento scenografico sembra ricordarci che la fantascienza, spesso, non sta nello spazio profondo, ma sotto i nostri piedi.
Il pubblico viene accolto in un percorso di circa sessanta minuti di libera esplorazione, una durata perfetta per lasciarsi guidare dalla curiosità senza la sensazione da visita museale ingessata. La promessa è chiara fin dal primo impatto: non si entra per osservare una serie di reperti, ma per abitare temporaneamente un ecosistema. Il Grande Giardino mette in scena insetti animatronici monumentali, alcuni capaci di raggiungere dimensioni davvero spettacolari, fino a creature di sei metri in movimento e a una mantide gigante di quasi quattro metri, presenza scenica che porta immediatamente l’immaginario verso una zona a metà tra divulgazione entomologica e kaiju movie in miniatura, con la differenza che qui il “mostro” non è una minaccia da abbattere ma una creatura da comprendere.
Questa scelta è uno degli aspetti più interessanti del progetto, perché Gigantes do Jardim non trasforma gli insetti in attrazioni da luna park nel senso più superficiale del termine. Li ingrandisce per restituire loro importanza. Li rende enormi perché noi, spesso, li rendiamo troppo piccoli anche nel pensiero. Api, formiche, farfalle, coccinelle, ragni, mantidi e altre creature del micromondo diventano protagoniste di un racconto che intreccia spettacolo e consapevolezza ambientale, ricordando al pubblico quanto questi esseri siano fondamentali per gli equilibri del pianeta. Il punto non è soltanto dire “guardate che belli”, ma far emergere una percezione più profonda: senza il lavoro silenzioso di questi organismi, il nostro mondo perderebbe pezzi essenziali della propria architettura biologica.
La Cúpula das Borboletas è uno dei momenti più poetici dell’esperienza, grazie a una proiezione immersiva a 360 gradi dedicata alla migrazione delle farfalle monarca. Qui la tecnologia audiovisiva viene usata per costruire una sorta di rito visivo, una sospensione sensoriale in cui il volo delle farfalle diventa paesaggio, movimento, memoria collettiva della natura. Chi ha una certa familiarità con le esperienze immersive sa bene quanto sia sottile il confine tra effetto scenico e reale coinvolgimento emotivo: basta poco per cadere nella cartolina digitale, ma quando proiezione, suono, ritmo e spazio dialogano davvero, il pubblico smette di “guardare uno schermo” e comincia a sentirsi avvolto da un ambiente. Gigantes do Jardim sembra muoversi esattamente in questa direzione, cercando una grammatica fatta di presenza, scala e immersione.
Poi arriva A Teia, una zona pensata come sfida fisica e ludica, costruita con centinaia di corde fluorescenti che trasformano l’attraversamento in una prova da avventurieri del micromondo. Qui il corpo entra davvero nella storia, perché l’esperienza non chiede soltanto occhi aperti e smartphone pronto, ma movimento, attenzione, equilibrio, gioco. È una dimensione che parla benissimo ai bambini, certo, ma anche agli adulti che non hanno dimenticato quanto possa essere potente un ambiente capace di autorizzarti a muoverti senza imbarazzo, a giocare senza sentirti fuori posto, a lasciarti andare a quella piccola sospensione dell’incredulità che è alla base di ogni grande esperienza immersiva.
Il Formigueiro, con percorso sospeso, scivoli e piscina di palline tematica, spinge ancora di più su questa fusione tra scenografia e playground, creando un’area in cui l’immaginario del formicaio diventa architettura da attraversare. Ed è interessante notare come questa parte non si limiti a evocare il mondo delle formiche in modo decorativo, ma lo traduca in spazio, in tunnel, in passaggi, in livelli, quasi come se l’ecosistema diventasse un level design. Per chi viene dal mondo dei videogiochi, è impossibile non leggere queste zone come ambienti interattivi analogici, mappe fisiche in cui la narrazione non viene raccontata solo da una voce o da un pannello, ma dalla disposizione stessa degli elementi.
Le Touch Tables aggiungono un altro strato al percorso, permettendo al pubblico di creare il proprio insetto e di partecipare a missioni digitali tramite QR Code. È una scelta che inserisce l’esperienza in quella zona sempre più interessante dell’edutainment contemporaneo, dove la tecnologia non sostituisce l’ambiente reale ma lo espande. Il digitale diventa una bussola, una scheda da esploratore, un piccolo sistema di gioco che accompagna la visita e dà al pubblico la sensazione di avere un ruolo attivo. In tempi in cui bambini e ragazzi sono abituati a interfacce, avatar, missioni, achievement e ambienti reattivi, costruire un’esperienza fisica che sappia parlare anche quel linguaggio significa intercettare il presente senza perdere il valore insostituibile della presenza.
La scenografia lavora inoltre con cicli di luce che evocano aurora, tramonto e bioluminescenza notturna, insieme a suoni reali della natura e proiezioni in videomapping. Questo dettaglio è tutt’altro che secondario, perché la luce, in un progetto immersivo, non è mai solo illuminazione. È tempo narrativo. È atmosfera. È ritmo emotivo. Passare da una fase luminosa a una notturna, percepire un ambiente che cambia, vedere le superfici reagire e trasformarsi significa entrare in una storia che non resta ferma. Il giardino non è un fondale immobile, ma un organismo scenico che respira, muta e accompagna l’esploratore in una progressione quasi cinematografica.
Prima dell’uscita, le Asas do Sonho offrono uno spazio fotografico pensato per fissare l’esperienza in un’immagine condivisibile, mentre una gigantesca coccinella animatronica aggiunge un ultimo incontro ravvicinato con la fauna aumentata di questa avventura. Potrebbe sembrare il classico momento da social, e in parte lo è, ma non bisogna sottovalutare il valore di questi finali visivi nelle esperienze contemporanee. La foto non è solo souvenir: è una traccia, un modo per portare fuori dal percorso un frammento di identità temporanea. Per un’ora sei stato esploratore del micromondo; quello scatto ti permette di continuare a esserlo anche dopo, nella memoria e nella condivisione.
Per Gianluca Falletta, Gigantes do Jardim rappresenta un capitolo importante di un percorso professionale costruito attorno a una visione precisa dell’intrattenimento: l’idea che il pubblico non debba essere soltanto spettatore, ma viaggiatore, giocatore, parte attiva di una narrazione. La direzione creativa di un progetto simile richiede uno sguardo capace di tenere insieme molti livelli: la meraviglia immediata del bambino che si trova davanti a un insetto gigantesco, la qualità scenografica che rende credibile l’ambiente, la precisione tecnologica delle proiezioni, il ritmo del percorso, la leggibilità educativa, la sicurezza, la spettacolarità e quella componente più sottile, quasi invisibile, che permette a tutto di sembrare naturale una volta varcata la soglia. È il paradosso più affascinante dell’imagineering: più un’esperienza è complessa dietro le quinte, più deve apparire fluida davanti al pubblico.
La parola edutainment, spesso usata con una certa leggerezza, qui ritrova una dimensione concreta. Educare attraverso l’incanto non significa addolcire la conoscenza o trasformarla in zucchero filato. Significa creare le condizioni perché la curiosità si accenda da sola. Un bambino che attraversa una ragnatela fluorescente, osserva una mantide animatronica, crea un insetto su un tavolo touch e poi scopre il ruolo degli impollinatori non sta semplicemente “ricevendo informazioni”: sta collegando emozione, movimento, scoperta e memoria. Ed è lì che la divulgazione diventa potente, perché smette di somigliare a un compito e prende la forma di un’avventura.
Gigantes do Jardim arriva inoltre in un momento in cui le esperienze immersive stanno ridefinendo il modo in cui il pubblico incontra cultura, arte, natura e spettacolo. Dopo anni di installazioni digitali, mostre sensoriali, proiezioni monumentali e percorsi interattivi, la sfida non è più soltanto stupire con una superficie luminosa. La vera differenza la fa il concept, la capacità di trasformare la tecnologia in racconto e non in puro ornamento. Da questo punto di vista, il progetto di DXZ 360 sceglie un terreno narrativo fortissimo, perché il micromondo degli insetti possiede già di per sé una potenza immaginifica enorme: è vicino e lontanissimo, reale e quasi alieno, fragile e resistente, minuscolo e decisivo.
La collaborazione con realtà brasiliane come UAU Grupo e On Projeções rafforza questa natura ibrida e internazionale, unendo competenze creative, tecnologiche e produttive in un’esperienza che parla a un pubblico ampio senza perdere identità. Fever, con la sua piattaforma globale di ticketing ed esperienze, offre invece la cornice di accesso a un mercato sempre più attento agli eventi immersivi, soprattutto in una città come São Paulo, dove cultura urbana, famiglie, tecnologia e intrattenimento convivono in modo energico e stratificato. Lo Shopping Eldorado diventa così non soltanto una location, ma una porta d’accesso verso un ambiente alternativo, un giardino aumentato nascosto dentro la quotidianità metropolitana.
La cosa più bella, però, resta forse il messaggio che scorre sotto la pelle scenografica del progetto. Diventare piccoli, in questo caso, non significa ridursi. Significa guardare meglio. Significa accettare che il mondo non è costruito solo alla nostra misura, che l’eroismo ecologico può appartenere anche a una formica, che una farfalla in migrazione può contenere più epica di molte saghe fantasy, che la natura non ha bisogno di essere inventata per sembrare fantascienza: basta cambiare punto di vista.
Gigantes do Jardim porta a São Paulo una mostra immersiva che unisce arte, scienza, tecnologia e intrattenimento con l’ambizione di lasciare nel pubblico non solo una sequenza di immagini spettacolari, ma una piccola alterazione dello sguardo. E forse è proprio questo il senso più autentico del lavoro creativo dietro un’esperienza del genere: costruire uno spazio in cui la meraviglia non sia fuga dalla realtà, ma un modo più potente per tornarci dentro. Il Grande Giardino è aperto, gli insetti giganti sono pronti a muoversi, le luci stanno per cambiare e la domanda, adesso, passa alla community: quale creatura del micromondo vorreste incontrare faccia a faccia, se per un giorno poteste diventare abbastanza piccoli da attraversare il giardino come un pianeta sconosciuto?
L’articolo Gigantes do Jardim: la mostra immersiva DXZ 360 porta gli insetti giganti a São Paulo proviene da CorriereNerd.it.






